Come nasce un nuovo genere musicale? Mi sono fatto questa domanda dopo aver scoperto che sul Progressive Fusion non c’è praticamente nulla nel web che ne racconti la genesi, le evoluzioni e le tante declinazioni.
E pensare che è un genere in piena espansione e che vede aumentare rapidamente il suo pubblico, soprattutto tra gli amanti della musica strumentale.
A prima vista, potrebbe sembrare che Progressive Fusion sia una mera etichetta inventata dall’industria discografica, mentre in realtà basta prestare attenzione all’evoluzione e alla commistione tra i generi che le hanno dato origine per capire che non è così.
Sono davvero tanti ormai i musicisti solisti e i gruppi appartenenti a questa corrente musicale: mettendo insieme le loro esperienze, le loro sperimentazioni, siamo in grado di ricostruire la storia del Progressive Fusion che, sotto mentite spoglie faceva i suoi esordi già verso la fine degli anni ’60.
Indice dei contenuti
L’incontro tra il Jazz e il Rock: nasce la Fusion
Verso la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70, alcuni mostri sacri del Rock e del Jazz iniziarono a sperimentare nuove sonorità combinando elementi di Jazz, Rock e Funk.
Questa commistione di generi, per certi versi così distanti fra loro, diede vita al primo embrione di un genere musicale che combinava l’armonia e l’improvvisazione Jazz con musica Rock, Funk e Rhythm and Blues. E così, chitarre e bassi elettrici, amplificatori e tastiere, strumenti popolari nel Rock, iniziarono ad essere utilizzati dai musicisti Jazz, in particolare da quelli che erano cresciuti ascoltando Rock.
Nasceva così la Fusion, nota anche come Jazz Fusion o Progressive Jazz, spesso utilizzati come sinonimi, insieme a Jazz Rock, probabilmente prima che venisse coniato il termine Fusion.
La magia dell’incontro di questi due “mondi” musicali è stata la bidirezionalità che ha caratterizzato e reso possibile la contaminazione tra generi sino a quel momento apparentemente inconciliabili. Infatti, da un lato diversi gruppi Rock della fine degli anni ’60 e ’70 eseguivano brani e creavano una musica alla quale aggiungevano elementi Jazz, dall’altro lato diversi musicisti Jazz iniziarono a sostituire pianoforte e contrabbasso con chitarra elettrica, sintetizzatori e basso elettrico.
Gli arrangiamenti Jazz Fusion possono variare molto sia in termini di struttura sia in termini di complessità. Infatti, alcuni brani utilizzano vamp basati su groove o riff ostinati, spesso un singolo accordo abbellito con una melodia semplice e ripetuta. Altri, invece, creano elaborate progressioni di accordi, tempi in chiave non convenzionali o intricate armonizzazioni melodiche.
In genere, comunque, gli arrangiamenti – semplici o complessi che siano – includono sezioni improvvisate di lunghezza variabile, proprio come accade nelle varie forme di Jazz.
Diversi critici ritengono che le prime incisioni completamente Fusion siano state Hot Rats (1969) di Frank Zappa e i due dischi, In a Silent Way (1969) e Bitches Brew (1970), di Miles Davis. Tra i protagonisti che seguirono questa nuova corrente non si possono dimenticare i Weather Report di Wayne Shorter e Joe Zawinul, in attività sin dal 1970.
La Fusion ha poi ampliato i suoi orizzonti improvvisativi e sperimentali negli anni ’80, per proseguire negli anni ’90 e 2000. Si fa strada un nuovo modo di concepire il genere, dove gli album Fusion – anche quelli realizzati dallo stesso gruppo o artista solista – iniziano ad includere una varietà di stili musicali.
Quindi, non più uno stile unico, definito, bensì un approccio musicale aperto a tutte le influenze che in qualche modo hanno caratterizzato il percorso di crescita artistica dei musicisti. Una convivenza, spesso all’interno di uno stesso disco, di brani stilisticamente differenti ma legati dal filo rosso dell’amalgama del gusto dei diversi partecipanti ai progetti discografici.
Prima evoluzione e primi elementi in comune: nasce il Progressive Rock
Il Progressive Rock o Prog Rock (spesso indicato anche più semplicemente come Prog), si sviluppa dalla matrice britannica del Rock psichedelico degli anni ’60 e raggiunge il suo massimo momento di affermazione nella prima metà degli anni ‘70. In quegli anni, infatti, vennero consacrati gruppi che ancora oggi sono considerati mostri sacri come Pink Floyd, Genesis e Yes, solo per citare una terna di nomi tra i più noti.
I musicisti di Prog Rock si distaccarono nettamente dalle strutture musicali tipiche del Rock e del Blues, spostandosi verso tecniche compositive frequentemente associate alla Classica e al Jazz. Ecco il primo punto di congiunzione con quello che diventerà il Progressive Fusion, ma procediamo con ordine.
Alcuni esempi emblematici delle fortissime influenze derivanti dalla Classica e dal Jazz – di cui la discografia del Prog Rock è piena zeppa – sono A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum, ispirata alla celebre Aria sulla quarta corda (dalla Suite nº 3 BWV 1068) di Johann Sebastian Bach o l’album Pictures at an Exhibition, degli Emerson, Lake & Palmer, quasi totalmente ispirato all’opera omonima di Musorgskij; per ciò che riguarda la commistione col Jazz, è molto indicativo il Jazz Rock dei Soft Machine, o ancora 21st Century Schizoid Man dei King Crimson il cui chitarrista Robert Fripp è considerato uno degli strumentisti più originali, imitati e sofisticati nella storia della chitarra elettrica.
Fra i tratti distintivi del Prog Rock – che sono poi stati traghettati nel Progressive Fusion – possiamo individuare innanzitutto la grande attenzione agli arrangiamenti caratterizzati da elaborati intrecci strumentali, ampio spazio ad assoli e parti strumentali.
Così come l’utilizzo di strumenti classici, dal pianoforte agli archi, dai legni agli ottoni, in aggiunta alla classica combinazione Rock di chitarra elettrica, basso elettrico e batteria. Questa miscela di timbriche porta le composizioni, sia in senso melodico sia armonico, lontane dalla consueta progressione Blues, spostandole verso atmosfere più sofisticate.
Infine, impossibile non sottolineare l’utilizzo di tempi dispari e insoliti, cambi di tempo e variazioni di intensità e dinamica nello sviluppo dello stesso brano. Così non è difficile trovare composizioni in 5/4 o 11/8 o ancora in 7/4 come, ad esempio, i miei due brani Spring Lullaby e Crystal Blossoms pubblicati con il progetto Evening Rose.
Tutti questi elementi si trovano oggi nelle varie declinazioni del Progressive Fusion, amalgamati con tutte le altre influenze assorbite nel corso delle successive evoluzioni. Infatti, dal Prog Rock al Rock Strumentale il passo è breve e la nuova generazione di chitarristi virtuosi degli anni ’90 ne rappresenta un momento fondamentale.
Seconda evoluzione: il Rock Strumentale e il Post-Rock
Come sempre, le etichette non rendono piena giustizia ai contenuti e a questo non fa eccezione il Rock Strumentale, che in realtà non è semplicemente musica rock priva di parti vocali. Basti considerare solo il fatto che ogni musicista, parte di un progetto di questo genere, ha spazi molto ampi per esprimersi rendendo protagonista il proprio strumento.
Di fatto, sino agli anni ’80 e ’90, il Rock Strumentale è stato considerato un sottogenere del Rock, poiché sono numerosissimi gli esempi di brani strumentali composti da band tradizionali, anche non necessariamente Prog Rock dove la tendenza era più diffusa.
Il panorama cambia drasticamente gli anni ’80 e ’90, quando il Rock Strumentale assurge a vero e proprio genere conquistando dignità autonoma grazie a chitarristi solisti come Joe Satriani, Yngwie Malmsteen e Steve Vai. Un decennio di enorme fermento per la chitarra, con l’affermarsi di virtuosi dello strumento dalle enormi capacità tecniche e compositive che hanno letteralmente cambiato il paradigma della musica strumentale per chitarra.
Ed è sul loro impulso che a partire dagli anni 2000 si è sviluppato un nuovo stile, oltre all’ascesa della musica strumentale di vere e proprie band che sono state poi state etichettate come Post-Rock.
Ma torniamo un attimo agli anni’80 e ’90, perché la genesi dello stile chitarristico moderno parte proprio dai capolavori come Rising Force (1984) di Yngwie Malmsteen e le due pietre miliari Surfing Whit The Alien (1987) e Flying In a Blue Dream (1989) di Joe Satriani.
Lo step successivo avviene nel 1990, quando Steve Vai – cresciuto musicalmente con Frank Zappa, suo mentore – pubblica quel capolavoro che è Passion and Warfare (1990): una vera fusione di Rock, Jazz, atmosfere classiche e orientali. Tutti questi album hanno dato senza dubbio una svolta fondamentale al modo di intendere e suonare il nostro strumento, sia sotto il profilo tecnico sia sotto quello compositivo.
Abbiamo assistito ad un’ulteriore evoluzione all’inizio del nuovo millennio, anni in cui si è sviluppato un nuovo stile, apprezzabile nell’album strumentale Vertigo (2004) di John Lowery (noto come John 5) che racchiude una fusione di stili musicali Metal, Rockabilly, Rock and Roll e Bluegrass.
Da notare le apparizioni come ospiti di Steve Vai e Albert Lee, e ancora Joe Satriani, Jim Root ed Eric Johnson negli album successivi, a testimonianza dell’ormai irreversibile contaminazione creativa tra generi e stili distantissimi tra loro.
Nel corso degli anni 2000, oltre ai solisti, hanno visto un aumento della popolarità anche delle vere e proprie band strumentali, etichettate come Post-Rock. In realtà questa etichetta nasce dalla mente di critici o giornalisti, i quali ne hanno fatto casualmente uso nelle recensioni di alcuni dischi, per poi essere adottata per cercare di identificare l’evoluzione della musica strumentale.
Il tentativo, o la necessità, è stato quello di unire sotto un unico cappello una moltitudine di artisti, di stili e di influenze davvero molto diverse tra loro. Infatti, a ben guardare, con Post-Rock si può identificare tutto ciò che è sperimentazione, esplorazione di trame sonore e timbri, elaborazione di strutture, accordi e riff. Non a caso il sound delle band Post-Rock incorpora caratteristiche di una moltitudine di generi musicali, tra cui ambient ed elettronica, Jazz sia nella declinazione Cool sia in quella Free, musica classica contemporanea e minimalista, Prog-Rock e Math Rock.
La metamorfosi è completa: le influenze Progressive Metal e il Djent
L’ultimo ponte che ci porta alla Progressive Fusion di oggi è rappresentato dalla nascita e dall’evoluzione del Progressive Metal, sviluppatosi verso la fine degli anni ’80 con la fusione del sound tipico dell’Heavy Metal con la maestosità e la ricercatezza del Rock Progressivo.
La storia del genere identifica i Big Three, ovvero la triade dei tre gruppi considerati i padri fondatori del genere, nei Queensryche, nei Fates Warning e naturalmente nei Dream Theater. L’impatto di dischi come Rage For Order (1986) dei Queensryche e Awaken The Guardian (1986) dei Fates Warning, nel panorama Metal di allora, è stato esplosivo.
Nuove sonorità, nuovi intrecci armonici e melodici, strutture dei brani molto articolate e presenza di tastiere. Ecco, sotto questo profilo, un disco che ha ulteriormente sdoganato l’utilizzo delle tastiere nel Metal è senza dubbio Seventh Son Of a Seventh Son (1988) degli Iron Maiden, di fatto un disco Progressive Metal in piena regola.
Ma la svolta, che davvero conquistò un seguito oceanico, arrivò con i due album When Dream and Day Unite (1989) e Images and Words (1992) dei Dream Theater.
Siamo giunti alla massima sintesi organica tra generi e stili lontanissimi tra loro. Da qui in poi il Progressive Metal, mette in risalto il virtuosismo dei singoli componenti della band: non sono solo più i chitarristi a sfoggiare una tecnica di altissimo livello, ma ora anche bassisti, batteristi e tastieristi possono sfruttare spesso spazi da solista, esattamente come nel Jazz o nella Fusion.
Inoltre, non di rado, pur basandosi sugli stilemi tipici del Metal, troviamo spesso commistioni con sonorità appartenenti ad altri generi, in particolare l’utilizzo di scale di derivazione classica, le dissonanze tipiche del Jazz e i tempi sincopati della Fusion.
Ultimo atto, per il momento, è rappresentato dal Djent, un nuovo stile di Metal emerso alla fine degli anni 2000. In realtà l’industria discografica lo considera un sottogenere del Progressive Metal, in cui si fa largo uso di chitarre a sette e otto corde per ottenere suoni gravi e creare potenti ritmiche con la tecnica del palm muting. Da qui nasce il termine Djent che è un’onomatopea che rimanda proprio al suono prodotto dalle corde di chitarra più gravi.
Il Djent è prevalentemente caratterizzato da una forte enfasi sul groove e sui ritmi sincopati, da un ampio uso di poliritmie (caratteristica derivata dal Math Rock) unita alla complessità dei riff, in cui si trovano variazioni fra tonalità molto basse, spesso accompagnate da atmosfere create con chitarre clean riverberate o con l’effetto delay.
Infine, non è raro trovare nei brani Djent suoni prodotti con sintetizzatori digitali o altri virtual instrument, essendo molto diffuso tra i musicisti di questo genere l’utilizzo di svariati plugin per le più note piattaforme DAW per la registrazione.
Band di spicco di questo genere sono senza dubbio gli Animals As Leaders, gruppo fondato dal chitarrista Tosin Abasi, il cui debutto discografico è avvenuto nel 2009 con l’album omonimo.
La sintesi: il Progressive Fusion oggi
Abbiamo chiuso il cerchio e, dopo aver ordinato cronologicamente le numerose influenze musicali, siamo arrivati alla sintesi di cosa è oggi il Progressive Fusion. Una musica senza confini stilistici, in grado di unire e amalgamare le più diverse anime musicali.
Una musica in continuo divenire, espressione poliedrica e altamente creativa di chi si sente stretto se confinato in uno solo genere musicale. Come ho avuto modo di dire molte volte – avendo suonato nella mia storia musicale praticamente di tutto – da ogni genere ho tratto insegnamenti, ispirazione e una mentalità molto aperta nel cogliere la potenza emozionale che le mille sfumature della musica sono capaci di offrire.
Poi, lo sappiamo, non sempre le etichette e le parole riescono a descrivere al meglio l’essenza della musica, che va creata e ascoltata piuttosto che raccontata. Ma oggi, con tutte le approssimazioni del caso, possiamo certamente definire il Progressive Fusion come l’unione di Rock, Jazz, Metal, Progressive e in tempi più recenti anche Neo Soul.
E il grande fascino di questa musica – molto probabilmente la nuova frontiera della musica strumentale – non è un’unione in stile copia/incolla con parti slegate tra loro, ma al contrario una vera fusione tra ritmi, progressioni armoniche, stili e atmosfere di tutti questi generi.
Dalle origini ai giorni nostri, attraverso le evoluzioni che abbiamo visto sin qui, niente di meglio che fare la conoscenza con alcuni dei principali artisti, solisti o band, che hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo di questo genere, con alcuni suggerimenti di ascolto per apprezzare la splendida varietà di stili che convivono nel Progressive Fusion.
E questo sarà l’argomento della seconda parte di questo articolo, che pubblicherò tra qualche settimana, appena terminata la scelta (per nulla facile…) degli artisti che personalmente ritengo più rappresentativi del Progressive Fusion.
Intanto buon ascolto delle risorse che ho linkato nell’articolo.
Buona Musica!


