Chitarristi Progressive Fusion

Chitarrristi Progressive Fusion

In questo nuovo articolo parliamo dei chitarristi Progressive Fusion, dopo aver visto in un precedente articolo che puoi leggere qui la genesi di questo splendido e, per certi versi, “emergente” genere musicale.

Naturalmente, non ho assolutamente la pretesa di essere esaustivo nel trattare di tutti i musicisti che potrebbero entrare nel novero dei chitarristi Progressive Fusion, per cui se dimentico qualcuno perdonatemi.

La scelta dei nomi che andremo a conoscere, siano essi chitarristi solisti o veri e propri gruppi, in realtà è caduta sugli artisti che mi hanno condotto per mano (senza una preciso ordine cronologico) alla conoscenza di questo genere che mi ha davvero folgorato e del quale sono appassionatissimo.

Questo non vuol dire che non vi siano intrecci e collaborazioni trasversali tra i vari musicisti in cui la sequenza temporale degli eventi non sia importante. Semplicemente, qui non dobbiamo necessariamente avere una precisa cronologia per non perdere il filo del discorso.

Possiamo partire: buona lettura!

Gli artisti e i gruppi

Il Progressive Fusion presenta particolarità anche nel modo in cui si formano gli ensemble che danno vita ad una musica tanto policroma quanto densa di influenze variegate. Infatti, non è per nulla inusuale che un chitarrista produca musica come solista – contornato naturalmente da una band solitamente di alto livello – e poi partecipi ad uno o più progetti trasversali.

Talvolta il confine tra artista solista e gruppo è talmente labile che si fa persino fatica a “catalogare” un disco come appartenente ad un gruppo o ad un solo musicista. E questo è ancora più vero se si pensa ai cosiddetti supergruppi, cioè formazioni composte da virtuosi dei vari strumenti, tutti con una forte personalità e con una carriera alle spalle di estremo prestigio.

In realtà questa non è del tutto una novità: le radici di questa prassi, oggi diffusa in tutti i generi musicali, ha origini tutt’altro che recenti che affondano nel Jazz. Infatti, la storia del Jazz è costellata di artisti “solisti” che hanno registrato dischi e suonato dal vivo con formazioni sempre diverse, tutte formate da grandi nomi.

Ed è ancora oggi prassi consolidata che, nel corso del tempo, si è estesa prima alla Fusion e poi al Rock e al Metal, sino a diventare una sorta di “regola” nel Progressive Fusion. E, sotto questo profilo, è interessantissimo conoscere gli intrecci che si creano tra musicisti di diversa estrazione e provenienti da esperienze – sempre di grande spessore – diversissime e apparentemente inconciliabili.

Che siano gruppi (nel senso tradizionale del termine), supergruppi o chitarristi soliti, le composizioni e le atmosfere sono una magnifica sintesi e una meravigliosa fusione di approcci creativi e strumentali.

Iniziamo quindi la nostra carrellata di chitarristi Progressive Fusion, partendo dai più giovani e attuali, per scoprire che la loro ispirazione in realtà viene da lontano.

Plini

Uno dei primi chitarristi Progressive Fusion che ho scoperto diversi anni fa è stato senza dubbio Plini. Di origini australiane, ha esordito nel 2011 con un EP sotto pseudonimo Halcyon, subito abbandonato in favore del suo nome di battesimo.

Numerosissimi, sin da subito gli apprezzamenti che gli sono stati rivolti, non solo dal pubblico o dalla critica, come ad esempio la nomina come miglior chitarrista Prog del 2017 dal sito web MusicRadar.

Infatti, persino uno dei miti della sei corde, Steve Vai, ha dichiarato che Plini è “il futuro dell’esibizione chitarristica d’eccezione” in occasione del lancio dell’album di debutto Handmade Cities (2016), contenente lo stupendo brano Electric Sunrise.

E, sempre in occasione del debutto discografico, Steve Vai ha descritto Handmade Cities come “uno dei dischi di chitarra strumentale più belli, lungimiranti, melodici, ritmicamente e armonicamente profondi che abbia mai sentito”.

Nel suo complesso, la discografia di Plini comprende diversi EP e singoli: tra il 2013 e il 2015 ha rilasciato una trilogia di EP, Other Things (2013), Sweet Nothings (2013) e The End of Everything (2015). Nel 2016, come detto, il debutto con il primo LP e a seguire un altro EP, Sunhead (2018), per arrivare alla recente pubblicazione del secondo LP, Impulse Voices (2020).

Naturalmente, le influenze stilistiche di Plini sono molteplici, ma certamente – e per sua stessa ammissione – l’influenza maggiore deriva dallo stile musicale di Joe Satriani.

Infatti, in un’intervista su Guitar World del 2020 Plini stesso ha dichiarato: “Ciò che trovo diverso nel modo di suonare di Joe è la sua capacità di creare melodie semplici e accattivanti e di esprimerle in modo così perfetto che non deve fare affidamento su passaggi appariscenti e trucchi interessanti per mantenere interessante il format della canzone strumentale”.

Tributo confermato anche in una successiva intervista al sito Guitar.com, in occasione della quale ha dichiarato come Satriani sia stato “estremamente di ispirazione per me ed è veramente piacevole quando la gente lo ritrova nei miei brani”.

Guthrie Govan

Un altro dei miei chitarristi Progressive Fusion preferiti è Guthrie Govan. Musicista poliedrico, vanta una serie impressionante di collaborazioni con gruppi dai generi più disparati. Di origini inglesi, per molto tempo è stato conosciuto principalmente per il suo lavoro con la Prog band Asia, dal 2001 al 2006.

Come spesso accade per le nuove generazioni di chitarristi, inizia a suonare da bambino (aveva tre anni…) e come tutti i bambini prodigio già a nove anni suona con il fratello in un programma del canale londinese Thames Television.

Passano gli anni e la “leggenda” narra che nei primi anni ‘90 Govan invia alcuni demo del suo lavoro a Mike Varney, produttore discografico statunitense e fondatore delle case discografiche Shrapnel Records, Tone Center e Blues Bureau.

Varney è favorevolmente impressionato e offre a Govan una proposta di lavoro, che – incredibile ma vero – alla fine la rifiuta. Disarmante, sotto questo aspetto, la spiegazione del rifiuto, comparsa in un articolo intervista su MusicRadar.com: “Quello che volevo davvero sapere era se fossi stato bravo abbastanza”.

La vera svolta arriva nel 1993, quando vince il premio Guitarist of the Year della rivista Guitarist Magazine con il pezzo strumentale Wonderful Slippery Thing, brano cha sarà poi contenuto nel suo album solista Erotic Cakes (2006). Di lì a poco entra a far parte dei redattori della rivista Guitar Techniques, cosa che gli permette di porre fine al periodo di lavoro in un fast food.

A partire dal 2004 è il chitarrista degli Asia e nel 2006 con John Payne e Jay Schellen crea il gruppo GPS. Nel 2011 fonda il gruppo Rock-Fusion The Aristocrats con Marco Minnemann e Bryan Beller.

Tra le prime influenze musicali di Govan troviamo Jimi Hendrix e il primo Eric Clapton. Anche se si è sempre dimostrato diffidente rispetto alla tecnica dello shred, Guthrie cita Steve Vai e Yngwie Malmsteen come sue influenze.

Dotato di una tecnica eccellente abbinata ad un ottimo gusto, Govan ha creato una perfetta fusione tra Jazz, Rock Progressivo e Blues, elementi che caratterizzano una parte importante del suo stile.

Allan Holdsworth

Due generazioni di chitarristi Progressive Fusion a confronto: impossibile parlare di Guthrie Govan senza che il pensiero corra immediatamente ad Allan Holdsworth.

Di origini inglesi, Holdsworth è universalmente considerato tra i chitarristi più influenti e importanti nel Jazz Rock e nella Fusion. Ma la sua cultura musicale e la sua esperienza sono molto ampie, avendo partecipato a numerosi progetti con nomi importanti degli anni ’70.

Il suo primo strumento è stato il violino per cui si avvicina alla chitarra ormai già adolescente, focalizzando il suo studio sui grandi chitarristi Jazz come Django Reinhardt, Jimmy Raney, Charlie Christian e Joe Pass. Ma non si limita solo ad ascoltare chitarristi: infatti ascolta e studia anche lo stile di John Coltrane, una delle pietre miliari del sassofono Jazz.

Anche molto importante, per la sua formazione musicale, il periodo tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 nei quali suona con gruppi appartenenti alla scena Progressive britannica come Soft Machine, Tempest e UK, alternando Rock Progressivo e Fusion. Non va poi dimenticata la collaborazione con Bill Bruford, storico batterista dei King Crimson e degli Yes, con il quale diede vita alla band Jazz Rock denominata proprio Bruford.

Anche se può apparire strano, Holdsworth ha sempre affermato di non essere un vero e proprio appassionato della chitarra, prova ne sia che dedicò gran parte del suo percorso musicale ad imitare il fraseggio e il suono del sassofono.

Non è quindi un caso che il suo stile sia molto particolare e, per certi versi, inusuale per il nostro strumento. Infatti, Holdsworth ha un modo decisamente interessante nell’utilizzare la tecnica del legato, riuscendo a conferire al suono una fluidità fuori dal comune, tanto da far sembrare il suono “liquido”.

La particolarità probabilmente più importante riguarda i Pull-Off, i quali non sono eseguiti nel modo canonico, cioè “strappando” la corda verso il basso. Infatti, Holdswoth percuote la corda in modo leggero, quasi come se volesse eseguire un Hammer-On “rovesciato”.

Sotto il profilo della sperimentazione, molto interessante il periodo degli anni ’80, nei quali fu precursore e principale sviluppatore del Synthaxe, un nuovo strumento – di fatto un midi controller – attraverso il quale poteva controllare sino a sei sintetizzatori contemporaneamente, creando tessiture sonore straordinarie.

Scott Henderson

Stessa generazione di chitarristi fusion è quella che accomuna Holdsworth a Scott Henderson.

Di origini statunitensi, inizia a suonare la chitarra già da bambino. La sua formazione musicale è molto variegata e infatti gli anni della sua formazione trascorrono ascoltando Rock, Blues, Funk e Soul. L’interesse per il Jazz arriverà più tardi, sviluppatosi in modo particolare grazie alla musica di John Coltrane e Miles Davis .

L’inizio della sua carriera è contraddistinto dalla militanza in diverse cover band, per poi fare un bel salto quando inizia a registrare con il violinista Jean-Luc Ponty, il bassista Jeff Berlin e il tastierista Joe Zawinul, componenti la band Zawinul Syndicate.

Sempre in ambito Jazz-Rock e Fusion, Henderson ha avuto anche una breve parentesi come chitarrista della Chick Corea Elektric Band, avventura che durò molto poco a causa di opinioni divergenti con Chick Corea.

Nel 1984 fonda il gruppo Progressive Fusion Tribal Tech insieme al bassista Gary Willis, a cui si uniscono Kirk Covington alla batteria e Scott Kinsey alle tastiere. Piuttosto numerosa la discografia del gruppo che conta ben undici album – prodotti dal 1985 sino al 2012 – che hanno ampliato i confini di Rock, Jazz e Blues portandoli in territori decisamente inconsueti.

Si sa, il primo amore non si scorda mai e, mentre prosegue il lavoro con i Tribal Tech, nel 1994 torna alle sue passioni giovanili registrando il primo album della sua blues band: Dog Party.

Scott Henderson vanta naturalmente anche diverse collaborazioni, come ad esempio la registrazione di due album con il trio Vital Tech Tones (Victor Wooten, basso; Steve Smith, batteria). Attivo anche in campo didattico, ha pubblicato alcuni metodi per gli editori musicali Reh e Hal Leonard.

In merito alle sue influenze chitarristiche, in una intervista di qualche anno fa su JazzItalia.net, Henderson ha dichiarato che “quando ero piccolo, alla radio ascoltavo il Led Zeppelin e i Deep Purple… Jimmy Page, Richie Blackmore… successivamente ho ascoltato Hendrix e Jeff Beck.

E sulle influenze del Jazz ha aggiunto che “il primo Jazz che ho ascoltato non era chitarra Jazz, era Fusion come i Weather Report, Chick Corea e la Mahavishnu Orchestra […] Dopo questo periodo […] ho cominciato ad andare indietro nel tempo e ad ascoltare […] Miles Davis, John Coltrane, e Charlie Parker.

Nick Johnston

Facciamo un salto in avanti di una generazione, per parlare di Nick Johnston, altro chitarrista Progressive Fusion eclettico ed in continua evoluzione che ha al suo attivo sei album, pubblicati dal 2011 al 2021.

Di origini canadesi, ha da subito intrapreso la carriera solista, anche se non mancano certo numerose collaborazioni con importanti nomi della scena Progressive in tutte le sue varie declinazioni. Ed anche nei suoi dischi troviamo la partecipazione di nomi di alto livello come Paul Gilbert, Marco Minnemann, Guthrie Govan, e Bryan Beller.

Interessante scoprire – e ascoltare – le sue performance nelle partecipazioni di altri artisti, che fanno emergere molto bene la grande versatilità di Johnston, sempre a suo agio in contesti sonori anche distanti fra loro. Tra le sue collaborazioni impossibile non menzionare quelle con le band Intervals, Scale The Summit, Periphery, Polyphia o con artisti solisti come David Maxim Micic e Mike Dawes.

Molto attivo anche in situazioni live, Johnston è stato in tour con Plini, David Maxim Micic, Between The Buried And Me e The Contortionist.

Tra le sue influenze chitarristiche, Johnston cita Stevie Ray Vaughan, Eddie Van Halen, Yngwie Malmsteen e Jeff Beck. Per sua stessa ammissione, questi chitarristi “mi hanno fortemente influenzato, anche se non suono nulla come loro”.

Un’altra importantissima influenza è stata senza dubbio quella di Joe Satriani. Infatti, al riguardo Johnston in un’intervista su Total Guitar ha affermato che “prima di ascoltare Joe, non avevo capito quanto sia importante il ruolo delle melodie nella costruzione delle composizioni. Mi sono reso conto che lui è davvero riuscito ad evidenziare l’equilibrio tra tecnica, tono, melodia e arrangiamento. Mentre gli altri chitarristi imparavano il Blues da Hendrix e Clapton, io stavo imparando tutto questo da Satriani”.

Come molti dei chitarristi affermati, Johnston ha una sua linea di chitarre con il produttore Schecter, declinata in diversi modelli e varianti. Altra nota di colore, Johnston è appassionato di fumetti e ha assunto dei fumettisti per creare le copertine dei suoi album, tra cui una delle più belle è quella di Remarkably Human.

Tosin Abasi

Uno dei chitarristi della nuova generazione che ha rivoluzionato l’approccio alla sei corde è senza dubbio Tosin Abasi, chitarrista fondatore del gruppo Progressive Fusion/Metal Animal As Leaders.

Di origini statunitensi, Abasi è tra i chitarristi più di tendenza del momento. Le sue doti tecniche e compositive sono davvero impressionanti, così come la capacità di rielaborare e fare sua qualunque influenza abbia incontrato nella sua formazione musicale.

La sua carriera, prima di formare gli Animals As Leaders, inizia con la band dei PSI, con i quali registra l’album Virus (2001) che pare essere introvabile, per poi fare un’esperienza con il gruppo musicale technical metalcore Reflux.

Dal 2011, parallelamente al progetto Animal As Leaders, fa anche parte del gruppo T.R.A.M., formato dal chitarrista Javier Reyes (l’altra chitarra degli Animals As Leaders), il batterista Eric Moore e il sassofonista Adrián Terrazas González, ex-membro dei The Mars Volta, band Rock statunitense che si contraddistingue per uno spiccato eclettismo musicale, spaziando fra generi molto differenti.

Abasi è senza dubbio noto per l’uso di chitarre ad 8 corde, su cui ha sviluppato – tra le altre – un ampio uso di tapping a due mani. Tuttavia, Tosin ha spesso spiegato che buona parte della sua formazione solistica è avvenuta su una 7 corde, mentre con la chitarra a 8 corde ha iniziato a lavorare in una fase più recente, soprattutto per studiare sviluppi di carattere ritmico e armonico.

Altra tecnica molto amata e utilizzata da Abasi è lo Sweep Picking ispirato allo stile di Frank Gambale, dal quale ha anche assimilato un classico del suo approccio solistico sulla scala pentatonica noto come “3+1”, ovvero con una diteggiatura che prevede di suonare tre note della scala su una corda e una nota sulla corda successiva.

Infatti, Abasi è stato un appassionato studente della didattica di Gambale e in merito c’è uno spassosissimo aneddoto che vale la pena di raccontare. Dice Abasi: “Quando ero un ragazzino i miei fratelli e i loro amici erano molto dentro il metal: ascoltavano cose […] molto dure, lontanissime dal chitarrismo degli anni ‘80. Così, ricordo con che imbarazzo un giorno mi sorpresero mentre guardavo, quasi di nascosto, una vecchia VHS didattica di Gambale e iniziarono a prendermi in giro strillando: ‘Ma che diavolo ci fai di fonte al video di questo ciccione in canottiera e pantaloni colorati, con la parrucca e questa chitarra giallo fluo?’ Mi vergognai come un pazzo!”

Frank Gambale

Eccoci, quindi, a parlare di Frank Gambale, chitarrista Fusion che ha ispirato – e continua ad ispirare – almeno tre generazioni di chitarristi, dal Jazz al Metal.

Australiano di nascita ma italiano di origini, è certamente uno dei massimi esponenti della chitarra Jazz-Rock e Fusion, il cui contributo per lo sviluppo della tecnica sulla sei corde è stato fondamentale. Non temo smentite se affermo che senza di lui, oggi molti shredder non esisterebbero.

Inizia a suonare la chitarra a sette anni ed è influenzato dal modo di suonare il Blues di Jimi Hendrix, John Mayall ed Eric Clapton. Poi, nel corso degli anni seguenti, scoprì la musica degli Steely Dan, di Michael Brecker e di Chick Corea, che segnarono l’approccio al Jazz.

Degna di nota anche la sua attività didattica presso il GIT (Guitar Institute of Technology di Hollywood), dove insegnò per quattro anni dopo aver conseguito il diploma presso lo stesso istituto. In quegli anni svolge anche un’intensa attività live suonando in molti Jazz club locali.

Ma è sicuramente l’incontro con Chick Corea che segna una svolta nella sua carriera. Infatti, con l’inserimento nella Chick Corea Electric Band, iniziarono sei anni di intenso lavoro che lo fecero conoscere al mondo, gli fruttarono 5 dischi, un Grammy Award e due Grammy Nominations.

Oltre alla carriera solista e a quella didattica, Gambale non rinuncia a partecipare a progetti in ambito Jazz e Fusion, come ad esempio il gruppo Vital Information o, in tempi meno recenti, con il progetto GHS.

Non possiamo poi dimenticare che da oltre vent’anni esiste una stretta collaborazione tra Frank Gambale e uno dei più grandi chitarristi classici viventi, Maurizio Colonna, formazione in duo acustico che ha portato alla nascita di ben tre album e ad una nutrita serie continua di concerti.

La tecnica chitarristica di Gambale trova la sua massima espressione nello Sweep Picking e nell’Economy Picking. Entrambe le tecniche sono nate dal desiderio di trascendere i limiti fisici della chitarra, prendendo a prestito da altri strumenti – pianoforte e sassofono – un linguaggio fluido e articolato.

Come noto, con queste due tecniche si possono eseguire fraseggi e licks molto veloci, soprattutto in forma di arpeggi. Tecniche che, nate da un chitarrista Fusion, sono da tempo praticate da chitarristi Rock e Metal, i quali citano spessissimo Frank Gambale tra le loro influenze chitarristiche.

Pensieri conclusivi

Bene, siamo giunti alla fine di questa carrellata di chitarristi che hanno fortemente influenzato lo stile chitarristico nel Progressive Fusion e, certamente, ho solo sfiorato la superficie di un mondo tanto vasto quanto affascinante.

Chitarristi che appartengono a generazioni diverse, che hanno vissuto trascorsi musicali molto differenti, che hanno assorbito stili e ascoltato musica molto diversa dall’uno all’altro.

Però, c’è un tratto comune che li avvicina tutti: ognuno di loro ha affrontato la musica e lo studio della chitarra con mente aperta, permeabile a molte influenze sonore e stimolata a sperimentare cose nuove o rielaborare in modo estremamente personale il materiale acquisito.

Ed è con questa attitudine che noi dovremmo sempre studiare la musica e il nostro strumento, cercando il nuovo assimilando e rielaborando il lavoro dei nostri ispiratori. E, per quanto mi riguarda, tutti questi chitarristi – e altri che qui non ho menzionato – sono un punto di riferimento importante per la mia musica con il progetto Evening Rose.

Buona Musica!

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